Posted by: Massimiliano Neri | 12 Maggio 2008

Informazioni finanziarie caotiche

Venghino siori venghino alla lotteria delle informazioni finanziarie…”

E pensare che vi sono schiere di econometristi impegnati nella costruzione di modelli matematici che pretendono di giustificare l’andamento dei prezzi sui mercati finanziari sulla base dell’informazione diffusa da istituzioni pubbliche e operatori di mercato.

Poi, sulla base degli scostamenti fra il valore storico del prezzo di mercato e il valore suppostamente fondamentale, questi economisti predicano fallimenti del mercato e irrazionalita’ degli investitori (vedi ad esempio Robert Shiller).

Guardate i comunicati diramati dalla BCE nell’arco di due giorni:

8/5 - Trichet: La crisi dei mercati non ha avuto un effetto rilevante nella concessione dei prestiti alle imprese

9/5 - Bce: standard credito ulteriormente deteriorato in 1* trim

  • domanda: Per quanto riguarda la domanda di prestiti dalle imprese, nel 1* trimestre si e’ registrata una flessione dopo il leggero aumento dell’ultimo trimestre del 2007. In calo anche la domanda da parte delle famiglie, mentre e’ praticamente invariata quella per il credito al consumo.
  • offerta:le banche hanno riportato condizioni piu’ gravose anche per i prestiti concessi ai consumatori e alle famiglie per l’acquisto della casa.

9/5 - Bce: in aprile standard piu’ rigidi per i prestiti bancari (in particolare per PMI e acquisto immobili)

9/5 - gli standard per l’accesso al credito si sono allargati in Germania e in Italia

A mio parere e’ sempre piu’ evidente che un investitore non puo’ affidarsi alle informazioni rilasciate da istituzioni pubbliche e a dati costruiti sulla base di specifiche / standardizzazioni che non provengono da una reale esigenza di mercato.

L’informazione piu’ “solida” e’ quella che proviene dagli analisti che rispondono ad una domanda di mercato (e che fanno dell’affidabilita’ di quest’informazione la ragione delle propria sopravvivenza), e che e’ stata soggettivamente valutata “rilevante” dal consumatore.

ps: ho scoperto a posteriori che il Financial Times (Eurozone loan demand plunges) riportava domenica un commento simile:

The ECB’s governing council was briefed about the latest lending survey results in Athens on Thursday and Jean-Claude Trichet, its president, later noted the “apparent paradox”.

Il report della ECB da cui provengono queste notizie si basa su un survey e non su dati contabili ufficiali:

“His comments suggested the ECB had become more suspicious about the lending data, which could have been distorted if companies had drawn down prearranged credit lines or switched from raising funds in capital markets.”

Ecco infine i commenti contrastanti di Trichet e Wattret (BNP Paribas):

Mr Trichet argued on Thursday that there were still “no significant signs of supply constraints on bank loans”.

But Mr Wattret said it was clear that the behaviour of banks had changed.

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Posted by: Massimiliano Neri | 9 Maggio 2008

Inadeguatezza delle normative finanziarie

Avinash Persaud, presidente della Intelligence Capital, ha pubblicato su VOX un articolo intitolato: “The inappropriateness of financial regulation“.

Demolisce con un colpo di spazzone l’architettura teorica e l’evidenza empirica che hanno portato il Nobel a Stiglitz spiegando che non vi e’ nessuna crisi fra quelle degli utlimi 20 anni che si sarebbe potuta evitare fornendo maggiori informazioni nelle transazioni finanziarie (more disclosure). Il problema risulta sempre essere l’azzardo morale.

Consiglio la lettura dell’articolo. Sul fronte delle conclusioni, siamo daccapo: per risolvere un problema conclamato di regolamentazione sbagliata, si propone maggiore intervento pubblico.

Ecco le tre ricette che Persaud propone:

The alternative model rests on three pillars. The first recognises that the biggest source of market and systemic failure is the economic cycle and so regulation cannot be blind and deaf to the cycle – it must put it close to the centre. Charles Goodhart and I have proposed contra-cyclical charges – capital charges that rise as the market price of risk falls as measured by financial market prices – and a good starting point for implementation of such charges is the Spanish system of dynamic provisioning (Goodhart and Persaud 2008).

Una sorta di ammortizzatori automatici anticiclici da applicare al rischio d’impresa. Da rabbrividire.

Inoltre assume che in ogni momento possiamo sapere in che punto del ciclo ci troviamo (e pensare che pure Greenspan diceva che fosse impossibile identificare in che punto della bolla ci troviamo) e di quanto il rischio e’ scostato da un non ben precisano giusto valore.

Il movente e’ buono (disincentivare il malinvestment), la ricetta pessima.

The second pillar focuses regulation on systemically important distinctions, such as maturity mismatches and leverage, and not on out-dated distinctions between banks and non-banks. Institutions without leverage or mismatch should be lightly regulated – if at all – and in particular would not be required to adhere to short term rules such as mark-to-market accounting or market-price risk sensitivity that contribute to market dislocation. Bankers will argue against this, saying that it creates an unlevel playing field, but financial markets are based on diversity, not homogeneity. Incentivising long-term investors to behave long-term will mean that there will be more buyers when banks are forced to sell.

Non chiarissimo, ma se si puo leggere in termini di disincentivare la riserva frazionaria, sembrerebbe un’ottima strada.

The third pillar is requiring banks to pay an insurance premium to tax payers against the risk that the tax payer will be required to bail them out. If such a market could be created, it would not only incentivise good banking and push the focus of regulation away from process to outcomes, but it would provide an incentive for banks to be less systemic. Today, banks have an incentive to be more systemic as a bail out is then guaranteed. The right response to Citibank’s routine failure to anticipate its credit risks is not for it to keep on getting bigger so that it can remain too big to fail, but for it to whither away under rising insurance premiums paid to tax payers.

Giustissimo, al di la dell’argomento demagogico del fatto che i contribuenti pagano il bail out.

Il fatto che il salvataggio apra le porte ad un enorme azzardo morale e’ accettato da tutti, austriaci e mainstream. E delegare al mercato assicurativo la valutazione dell’esposizione e del rischio di credito di una banca e delle operazioni che fa, mi sembra un’ottima idea.

Obbligatorio? parliamone… in un libero mercato bancario (free banking) con riserva frazionaria non vi sarebbe bait out, percio strumenti come questi sarabbero gia’ al lavoro per disincentivare e risolvere problemi legati a posizioni insostenibili. Mentre in un free banking senza riserva frazionaria (riserva 100%) questo problema non si porrebbe e punto (vedi Huerta de Soto).

Tuttavia oggi non viviamo in regime di free banking. La politica delle banche centrali ha fatto scomparire la necessita’ di questi strumenti, percio per educare il mercato alla loro introduzione occorrerebbe, primo, terminare per sempre il bail out operato dalle banche centrali, e secondo, introdurre misure progressive per arrivare ad un’adozione free market di questi strumenti.

Certo, sarebbe sufficiente un passo indietro delle banche centrali e l’adozione in un regime di riserva frazionaria avverrebbe spontaneamente. Cio’ che mi preoccupa e’ il transitorio, che influenzerebbe in maniera non ben precisata tutti coloro che hanno un prestito, ad esempio ipotecario.

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Posted by: Massimiliano Neri | 9 Maggio 2008

Krugman al Festival dell’Economia di Trento

Festival dell’Economia di Trento

Dal 29 maggio al 2 giugno

Mentre le economie pianificate non possono sopravvivere senza un’ideologia, le economie di mercato sembrerebbero non richiedere un sostegno ideologico. Questo significa che i mercati senza democrazia sono destinati a durare?

A questa domanda e’ chiamato a rispondere Paul Krugman. L’aspetto comico e’ che tocca a un liberal e neo-keynesian come il professore della Princeton University, che afferma con disinvoltura che “occorre [...] finirla con l’ ideologia esasperata del libero mercato” venire in Italia per spiegare ai politici italiani le insidie del protezionismo e le meraviglie del tree trade (vedi: sul Corriere “Regole, non statalismo Così tornerà la fiducia”)

Interessante invece l’incontro il 30 maggio su Mercato e Protezionismo:

Di quale infrastruttura hanno bisogno i mercati per operare in sistemi democratici? È giusto promuovere una maggiore apertura dei mercati senza prevedere adeguati sistemi di protezione sociale? E la protezione dalla concorrenza internazionale può rappresentare un’alternativa alla rotezione sociale?

cui partecipano tutti (compresi Pluto e Qui Quo Qua) ma non Tremonti.

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Posted by: Massimiliano Neri | 6 Maggio 2008

Fine della dipendenza dal petrolio arabo?

In questi giorni e’ stata annunciata la scoperta in Brasile di due dei piu’ grandi giacimenti petroliferi identificati negli ultimi 30 anni. Lo riporta Bloomberg con un articolo che vince il premio di fantapolitica della settimana: “Brazil Oil Finds May End Reliance on Middle East

La notizia e’ commentata da Peter Zeihan, vicepresidente della Strategic Forecasting (Texas), secondo cui la scoperta potrebbe porre fine alla dipendenza dell’occidente dal petrolio del golfo persico.

Se le conseguenze economiche per noi sarebbero positive (meno guerre, benzina meno cara, etc.), dall’altra le conseguenze politiche non sarebbero altrettanto rosee:

  • Cina e India diverrebbero gli acquirenti dominanti del petrolio arabo
  • Gli USA ridurrebbero notevolmente la loro presenza militare in medio oriente, rendendo la regione piu’ instabile e aperta a conflitti endogeni (arabo-asiatici)
  • il mondo occidentale passerebbe a dipendere dal petrolio islamico al petrolio di stato dei regimi comunisti sudamericani (del quale il Brasile di Lula rappresenta l’avamposto piu’ liberista…)

Gli USA importano ogni giorno 10 milioni di barili di greggio, due terzi del fabbisogno americano (cifre dell’Energy Department di Washington) L’Arabia Sudita rappresenta il secondo fornitore americano, dietro al Canada.

La scoperta e’ stata fatta dalla Petroleo Brasileiro, di proprieta’ pubblica, conosciuta anche come Petrobras. Attualmente il Brasile copre solo l’1,7% delle importazioni americane di greggio, ma Zeihan sostiene che

“The finds they’ve got so far are just the tip of the iceberg. Brazil is going to change the balance of the global oil markets, and Petrobras will become a geopolitical supermajor.”

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Posted by: Massimiliano Neri | 30 Aprile 2008

Conferenza di Paul Krugman

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Posted by: Massimiliano Neri | 30 Aprile 2008

Conferenza di Lawrence Lessig

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Posted by: Massimiliano Neri | 30 Aprile 2008

Conferenza di Joseph Stiglitz

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Posted by: Massimiliano Neri | 29 Aprile 2008

Benkler: Open-source economics

Law professor Yochai Benkler explains how collaborative projects like Wikipedia and Linux represent the next stage of human organization. By disrupting traditional economic production, copyright law and established competition, they’re paving the way for a new set of economic laws, where empowered individuals are put on a level playing field with industry giants. (Recorded July 2005 in Oxford, UK. Duration: 17:52.)
segui il video qui

Posted by: Massimiliano Neri | 29 Aprile 2008

I prezzi degli immobili americani continuano a precipitare

Avevamo gia’ visto l’indice dei prezzi del mercato immobiliare calcolato da Standard & Poor’s e il Professor Shiller (Standard & Poor’s/Case-Shiller Index home price index)

L’indice in febbraio ha registrato la piu’ grossa diminuzione di sempre: - 12.7% da febbraio 2007 a febbario 2008 (vedi la notizia su MSNBC).

Limitando il foscus al mercato immobiliare, e’ evidente che l’esplosione della bolla sta comportando una diminuzioone dei prezzi gonfiati dall’esuberanza precedente. In questo settore si sta verificando la classica e salubre deflazione, che purga gli eccessi causati dall’inflazione monetaria e riporta il mercato a livelli sostenibili.

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Posted by: Massimiliano Neri | 29 Aprile 2008

Douglas North: Violence and Social Orders

Douglas North e’ coautore di un report prodotto per la Banca Mondiale intitolato “Governance, Growth, and Development Decision-making“. North ha ricevuto il Nobel nel 1993, per i suoi contributi nell’applicazione della teoria economica per spiegare l’evoluzione storica delle istituzioni, ed e’ assieme a Ronald Coase e Olivier Williamson uno degli esponenti di punta della New Institutionalism Economics.

A pagina 9 si trova l’interessante intervento di North e altri: “Violence and Social Orders: A Conceptual Framework for Interpreting Recorded Human History”.

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