Posted by: Massimiliano Neri | 18 Marzo 2008

Mercati in crisi a causa della presunzione degli economisti

Grande, grande, grande articolo di Mario Margiocco, in seconda pagina al Sole 24 Ore di oggi: “Azzerare i rischi, l’illusione di una formula magica“.

Si parte con le parole di Edmund Phelps, Nobel nel 2006, professore alla Columbia University, che prende di mira la scuola economica dominante degli ultimi 40 anni, quelli delle aspettative razionali (si veda a tal fine Wiki, Mises Intitute 1 e Mises Institute 2):

“In tempi recenti, la maggior parte degli economisti si è convinta che l’economia sia essenzialmente prevedibile e perfettamente comprensibile. Le decisioni economiche e le politiche del settore privato e pubblico, dice la dottrina, possono essere distillate in scienza. Oggi, stiamo assistendo alle conseguenze di questa presunzione, nell’industria finanziaria e nel central banking. L’ingegneria finanziaria e la politica monetaria in automatico, considerando conoscenza certa quella certa non è, ci stanno portando su una strada pericolosa

Phelps ha scritto la prefazione ad un nuovo libro di Roman Frydman e Michael Goldbarg, Imperfect knowledge Economics, che rilancia la tesi secondo cui la teoria economica dominante è invasa dal virus della “presunzione di certezza” .

Il primo passo verso questa presunzione venne con il lavoro di Robert Lucas (Nobel nel 1995), il teorico principale delle aspettative razionali, che rappresentano, nelle parole di Frydman: “un mondo meccanico, artificiale, popolato da robot interattivi che l’economia per definizione studia”

Il secondo devastante passo verso il meccanicismo finanziario è venuto da Robert Merton, Nobel nel 1997, professore alla Harvard Business School (HBS). Merton propose una formulazione più operativa della famosa formula di Black-Scholes, ampiamente adottata dai mercati. Il successo del lavoro di Merton spinse Kim B. Clark, il preside della stessa HBS, a lanciarsi in affermazioni quantomeno coraggiose come il fatto che questo formula consentiva di “costruire un portafoglio virtualmente privo di rischi”. (affermazione smentita dal disastro dell’LTCM del 1998 e dall’odierna crisi del credito).

Anche sulle cartolarizzazioni Frydman è lapidario:

“Non esiste la preveggenza perfetta. Le MBS, o Mortgage Backed Securities, il derivato con cui chi concede mutui si copre dai rischi rivendendo il prodotto, scaricano comunque su qualcuno l’insolvibilità dei mutuari: è inevitabile. Ed è questo che ha innescato il processo. Dai derivati immobiliari a tutti i derivati, una realtà che vive di leverage, cioè di soldi a prestito con cui operare, il passo è stato breve. E non appena le banche, già appesantite di proprio, hanno temuto che i clienti attivi sui derivati fossero troppo esposti, hanno cominciato a chiedere di rientrare (margin calls). Da qui i rischi di insolvenze. Quelle accertate. Quelle temute. E il blocco del credito.”

Margiocco conclude alla grande:

“E’ stata dimenticata la lezione di economisti diversissimi come John Maynard Keynes, Friedrick Hayek, e l’americano Frank Knight, che avevano ben chiara l’idea dell’impossibilità di una conoscenza perfetta. Già nel XVI secolo i maestri spagnoli avevano scoperto che il pretium iustum matematicum era sottoposto a così tante variabili da restare sconosciuto agli uomini e noto solo a Dio. Il pretium sarà alto”

Aggiungo una precisazione che debbo ad una conversazione con Francesco Carbone di Usemlab: non bisogna cadere nell’ingenuità di pensare che il problema del terremoto finanziario di questo periodo sia da imputarsi ai derivati.

Il problema non sta nei derivati: dare loro la colpa sarebbe come dare la colpa al mercato se uno tenta di vendere per buone mele di plastica. Il mercato dei derivati è stato macchiato dalla presunzione che le formulazioni matematiche prodotte dal paradigma economico dominante rappresentassero perfettamente la realtà.

Non è mai stato cosi! E’ presuntuoso e antiscientifico pensare che i risultati di certi modelli matematici consentono di eliminare il rischio. La presunzione di chi assicurava che i contributi di Lucas e Merton costituivano il biglietto di prima classe vero il Nirvana economico si basa sull’idea di trattare la scienza economica come la fisica… ed è stata fatale!

E’ importante continuare ad avere un mercato dei derivati …“più umile”, consci che non esiste la bacchetta magica e che ogni operatore di questo mercato deve farsi carico dei rischi e delle conseguenze, dovesse sbagliare le proprie stime .

ps: se il link all’articolo di Margiocco dovesse scadere, scrivetemi e vi invierò una copia dell’articolo

Responses

Fin quando non ci sara’ un qualcosa di epocale negli scenari del mondo dovremmo abituarci a convivere con queste difficolta’.
Io da tempo sto proponendo una sorta di parita’ imposta euro-dollaro.
Si determinerebbe un unico blocco monetario-finanziario forte verso i mercati asiatici e quelli petroliferi.
All’interno della moneta unica poi, si creerebbe una politica degli scambi regolata dalla qualita’ e competitivita’ dei prodotti e non da logiche speculative sul cambio.
Perche’ non provarci?

Giova ricordare che nella storia del mondo (al netto del signoraggio dei monarchi) sul mercato si è sempre affermata una moneta unica, l’oro. E’ il corso forzoso introdotto dagli stati nazionali che ha portato
alla ripartizione in confini monetari, ai tassi di cambio ed all’inflazione della moneta arbitrariamente amministrata dalla banca centrale.
Il problema di avere una moneta unica risiede nel “chi” amministra questa moneta. Se fosse di nuovo la banca centrale dell’Inflation Targeting (la FED, la BCE) saremmo da capo, anzi peggio, perché almeno oggi viviamo in un regime di concorrenza fra monete, una concorrenza un po drogata dal cartello delle banche centrali, ma che è certamente meglio di una moneta unica di stato con un regime inflazionista imposto forzosamente.

Da parte mia vedo un grosso problema di fondo, che un po’ si ricollega anche alle osservazioni di Francesco di Usemlab:
il problema sono le persone, e le persone credono stupidamente che la finanza crei qualcosa: la finanza non crea un bel tubo, la finanza trasferisce fondi con gli annessi grattacapi da un soggetto ad un altro, e crea ricchezza per il fatto che porta i soldi da chi li ha in eccesso a chi li vuol utilizzare produttivamente (direttamente come finanziamento alla produzione, indirettamente come consumo degli individui che il giorno dopo andranno a lavorare e quindi a produrre); non si creano soldi dai soldi così per magia, ma solo per un passaggio dal mondo industriale. Le cartolarizzazioni e quant’altro di derivato/strutturato sia stato messo in circolazione sono strumenti di finanza, non di produzione.
Detto questo, visto che la finanza semplicemente trasferisce i fondi, chiaramente non annulla il rischio, ma semplicemente lo trasferisce.

Sempre per la finanza esiste una regola semplice: non si ha ritorno senza rischio; mi chiedo come gli operatori del settore abbiano davvero potuto pensare di violare questa legge che loro stessi hanno scritto.
Ah già, lo so, è un effetto collaterale della distorsione nominale dell’inflazionomia USA, che sciocco…

Riguardo la moneta unica segnalo un paio di pezzi miei, in ordine:

http://ideashaveconsequences.org/moneta-unica-mondiale-inflazionomia-sostenibile/leo

http://ideashaveconsequences.org/moneta-unica-mondiale-non-in-questo-mondo/leo

Quando si elimina la competitività su un mercato, si possono solo distorcere le scelte individuali; questo vale anche per le valute.

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