Pubblicato da: Massimiliano Neri | 24 febbraio 2008

Krugman e Shiller sulla bolla immobiliare

Si sa, Paul Krugman bisogna prenderlo con le molle. Ordinario di Economia alla Princeton University, è uno dei principali rappresentanti dell’ortodossia keynesiana (per la precisione è un Neo Keynesian) e da anni fa politica militante, nel vero senso del termine, dalle colonne suo blog ospitato dal portale nel New York Times.

Per una valutazione critica di Krugman si può partire da questo commento di William Anderson. Tuttavia, almeno quando cita dati costruiti da altri, Krugman lo si puo ascoltare. E’ il caso del post che vorrei segnalare, sulla supposta assenza di una diminuzione dei prezzi degli immobili come segnale della fine della Housing Bubble.

Ora, che i prezzi siano sticky, noi europei continentali lo sappiamo bene. Quante volte abbiamo osservato un ribasso dei prezzi in Italia o Francia? Le ragioni sono tante, inclusa la natura degli incentivi indotti sugli istituti bancari dalla regolamentazione vigente. In ogni caso, mi sembra una realtà indisputabile, al di là delle speculazioni di Alex Tabarrok su Marginal Revolution sul fatto o meno che sia possibile tornare al livello 110 (livello precedente all’esuberanza irrazionale degli anni ’90).

Seguendo il thread ho anche scoperto che l’indice dei prezzi degli immobili di Shiller (incluso nel suo Irrational Exuberance, edizione 2006 e menzionato appunto da Tabarrok) è stato adottato da Standard and Poors con il nome S&P/Case-Shiller® Home Price Indices.

Come tutti gli indici aggregati, anche quello di Shiller andrebbe rivisto al microscopio. In particolare, da un’analisi molto sommaria della metodologia utilizzata per la costruzione dell’indice, credo che il deflattore utilizzato non tenga conto appropriatamente della turbolenza monetaria procurata dalla FED negli ultimi anni. Tornerò in un altro momento sul lavoro di Robert Shiller (Yale University), che ho approfondito nel lontano 2004. Per ora mi limiterò a fare due considerazioni “volanti”.

Shiller, che all’interno del mainstream si colloca nel campo della Behavioural Finance, a differenza di Krugman basa le proprie interpretazioni (irrazionalità degli investitori, animal spirits, herd behaviour) su profondi studi statistici, seguendo la migliore tradizione mainstream di filone econometrico-positivista.

La particolarità di Shiller è quindi che, da una parte, si possono contrastare le sue teorie anti-capitaliste e pro-regolazione tramite una dose standard di ortodossia misesiana; dall’altra, i suoi studi statistici sono un’ottima fonte dati per ogni austriaco che si dedichi all’interpretazione dei recenti fatti economici. Questo per lo meno per quanto riguarda la ricostruzione storica della bolla dell’Internet degli anni ’90.

Ecco un’interessante intervista a Shiller, in cui giustifica l’esplosione della bolla immobiliare americana del novembre 2007 con il più grosso declino dei prezzi degli immobili dalla fine della seconda guerra mondiale:

E’ abbastanza inquietante la maniera con cui Shiller descrive il parallelismo con la Grande depressione, in quanto adotta una visione estremamente ortodossa che come sappiamo è diametralmente opposta alla visione degli austriaci (si veda il grande studio di Rothbard), e che a mio parere soffre dello stesso male di cui soffre l’impostazione dell’indice: una sottovalutazione dell’impatto dell’inflazione monetaria operata dalla banca centrale.

Per finire, la posizione austriaca più recente sull’argomento della bolla immobiliare è espressa nel lavoro di Mark Thornton: “The Economics of Housing Bubbles”, che approfondisce appunto le posizioni di Krugman e Shiller.


Responses

  1. bravo

  2. […] I prezzi degli immobili americani continuano a precipitare Avevamo gia’ visto l’indice dei prezzi del mercato immobiliare calcolato da Standard & Poor’s e il Professor Shiller (Standard & Poor’s/Case-Shiller Index home price index) […]


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