Pubblicato da: Massimiliano Neri | 28 febbraio 2008

Liebowitz sulla crisi dei mutui

Broncobilli ha messo in evidenza un interessante intervento di Stan Liebowitz, professore di Economia all’università del Texas.

Grande esperto di Path Dependence, ha scritto assieme a Margolis contributi filo austriaci per quanto riguarda la teoria del monopolio (vedi recensione al Mises).

L’intervento di Liebowitz è singolare in quanto lamenta la messa al bando di regolamentazioni sulla sottoscrizione di credito ipotecario che favorivano la pratica del “discriminatory lending”, in favore appunto di una politica non discriminatoria.

Ora, anche se la motivante fa rabbrividire (è proprio discriminando che una banca può selezionare i buoni dai cattivi clienti), verrebbe da dire che una deregolamentazione è sempre buona…

Il moral hazard nella crisi dei mutui non proviene da standard di sottoscrizione troppo laschi (leggi: poca regolamentazione) ma da un framework istituzionale che crea l’incentivo per le banche a prestare qualsiasi cosa a chiunque senza doversi fare carico del rischio associato.


Responses

  1. Probabilmente sono stanco e non riesco a interpretare dovutamente il testo, ma mi pare di capire che esistesse una regolamentazione che imponesse lo screening bancario, il che significa che lo Stato detta come le banche devono lavorare, quindi i casi in cui non possono non finanziare e i casi in cui devono astenersi… d’ufficio. A me pare che un tale ingessamento dell’attività sia una mostruosità.
    In ogni caso, non è che deregolamentando le banche si mettano a prestare a chiunque, o almeno spero che per loro natura opereranno uno screening, però sui loro parametri professionali e non in base a criteri burocratici.
    Se poi prestano alla “dog’s cock”, falliranno come è giusto (salvo bail out della banca centrale, ma ora non facciamo i pignoli).

  2. L., forse il mio post è scritto frettolosamente e contiene una paio di dosi di sarcasmo. Ma concordo pienamente con il tuo commento, ne coglie perfettamente il senso.

  3. Con un poco più di lucidità, rileggendo ora il post, effettivamente era chiaro.


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