Pubblicato da: Massimiliano Neri | 7 marzo 2008

Longhi sulla stagflazione

Grande ritorno di William Longhi, uno degli autori italiani che leggo con maggior piacere (l’articolo ha qualche settimana ma non lo vedevo sulla scena da tempo).

Il suo articolo viene dal Pungolo, riporto alcuni passi che meritano:

[…] la politica economica targata Usa è orientata ad offuscare il mercato nazionale ed internazionale con montagne di dollari e titoli di debito. Cumuli di carta che finalmente cominciano a sgonfiarsi come sufflé, ma che hanno ormai radicato, gradualmente e perniciosamente in tutti i paesi industrializzati, condizioni di crescita irreale e situazioni finanziarie fragilissime.

Si è giunti così alla giostra finanziaria odierna che ha sostituito l’economia reale della produttività e della parsimonia: credito al consumo senza limiti anche per beni e servizi dai costi irrisori; mutui accesi senza garanzie opportune e subito cartolarizzati per la loro negoziazione; finanziamenti concessi per speculare anziché investire, e poi salvataggi periodici, a spese del contribuente, di quei giganti protagonisti della finanza internazionale che hanno illuso i cittadini del mondo occidentale di potersi arricchire senza vincoli di bilancio. Gli Usa hanno insegnato al mondo intero come si fa: denaro facile e spesa pubblica. Basta prendere le antiche prescrizioni di Keynes, nate per un mondo in ristagno, ed applicarle con un orientamento sociale neocon.

La ricetta keynesiana per il raggiungimento della piena occupazione, così come appena descritta, è stata attuata dall’amministrazione Bush junior e dalla Fed di Greenspan (oggi Bernanke) in modo quasi perfetto, seppur rovesciandone l’ispirazione sociale. Tutto in Keynes era rivolto alle fasce più deboli, ai ceti medio-bassi. Tutto con Bush-Greenspan è stato indirizzato alle fasce più ricche e alla speculazione finanziaria pura. La politica fiscale ha visto sgravi soprattutto per le aliquote più elevate e per i guadagni di capitale, anziché per i redditi da lavoro e d’impresa.

Questa specie di keynesismo neoconservatore sta conducendo da almeno tre lustri le nostre economie a balzare da una bolla speculativa all’altra. Prima o poi, le speculazioni fanno sentire il loro peso, si capisce che i prezzi sono distorti ed emerge la crisi di liquidità. Per evitare un doloroso riequilibrio, le autorità monetarie e fiscali statunitensi (e non solo statunitensi) si sono abituate a dare periodicamente un colpetto di acceleratore, spingendo sul gas dei dollari a volontà.

la stagflazione potrebbe essere già in circolo nelle vene delle nostre economie, anche quando le statistiche ci raccontano la favoletta che l’inflazione è solo poco sopra il target fissato dalla Bce e che l’economia Usa ha soltanto rallentato la sua corsa.


Responses

  1. […] subprime secondo gli austriaci Lo avevo riportato già qualche giorno fa da un articolo di William Longhi: la crisi attuale del credito, nata con le prime scintille del subprime nell’agosto del 2007, […]


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