Pubblicato da: Massimiliano Neri | 6 aprile 2008

Il dibattito che conta oggi: inflazione o deflazione

Eccolo il dibattito che conta oggi sull’attuale crisi monetaria: inflazione (staglazione) o deflazione. E tutto si centra attorno alla definizione di offerta monetaria, che avevamo già cominciato a trattare in precedenza.

Sul Mises, Stefan Karlsson ha ufficialmente aperto le danze: Myths About The Monetary Base And Bank Reserves

Notare che le riserve bancarie sono diventate ininfluenti, oramai un costo, a causa del moral hazard introdotto dalle banche centrali con iniezioni illimitate di liquidità.

Riporto due passaggi molti significativi:

“Today, the only thing preventing banks from reducing reserves to zero is formal reserve requirements and the need to have cash available for withdrawals from bank offices and ATMs. But with the banks moving away from deposits with reserve requirements such as demand deposits and instead finance its operations in for example Money Market Mutual Fund accounts (And using so called sweep operations the banks ensure that the level of demand deposits are always minimized even if customers deposit money there) that don’t have any reserve requirements the level of required reserves is declining in importance. And with the increasing use of electronic transactions, cash for customer withdrawals is also becoming less important and is at an absolute level very low. Because of this, bank reserves are increasingly disconnected from the level of money supply.”

“…the Fed have almost no control over bank reserves. If they started to impose reserve requirements on all deposits, they could have controlled it, but as it is they don’t.”


Responses

  1. E’ l’innovazione finanziaria, che permette maggior numero di transazioni a parità di offerta di moneta; monetaristicamente MV=PQ con V che aumenta (e con lei P).

    Deve essere un problema? Monetaristicamente e austriacamente no, perché una inflazione (di moneta in senso austriaco) che si scarica su P perché Q non ha avuto shock produttivi rilevanti opera come freno naturale ad ulteriori spese e, con un occhio alla visuale wickselliana, sarà il mercato da solo a riequilibrare la moneta in circolazione.

    Il problema vero è che le banche offrono credito (la moneta in bit) nella misura di quanto e a che prezzo riescono a finanziarsi presso la Banca Centrale, e se questa non chiude il rubinetto per prima non ha senso lamentarsi dello sciacquone di liquidità alla fine.

    D’altra parte le riserve obbligatorie dovrebbero servire come misura cautelare per i bank running, mica come strumento di politica monetaria come keynesianamente è stato fatto finora.

  2. Secondo la Scuola Austriaca, MV=PQ e’ falsa.
    oltre che ad essere meccanicista (cioe’ non consente di derivare conlusioni di natura gentico causale), descrive una versione irreale degli eventi economici. Posso produrre letteratura sul caso se interessati.

  3. Che gli austriaci la definiscano falsa non mi pare, anche per quanto sta pubblicando Libertyfirst.
    Gli austriaci magari hanno contestato la stabilità di V e di Q che rende non immediata e univoca la relazione di P e M nel medio/breve, errore ammesso anche da Friedman, ma questo non invalida una relazione che ha una derivazione naturale dalla domanda di moneta oltre ad essere una idendità contabile (e come tale non certo falsa).

    Che non descriva nessi causali te lo posso concedere, perché ha una funzione soprattutto descrittiva (predittiva solo a certe condizioni), sebbene il considerare V funzione dei tassi di interesse (come è nella versione monetarista e non in quella classica) aiuti qualche intuizione interpretativa. Casomai è troppo generale e non compete con i modelli di Muller (austriaco)

  4. Ci sono due equazioni degli scambi: la teoria e l’identità. PQ=MV, cioè sommatoria di Pi*Qi = M*(numero di passaggi di mano della moneta in un anno) è sia un modo di esprimere un’ovvietà sia una regolarità empirica più o meno stabile a seocnda di come la si legge.

    In un caso non direi che è falsa, perchè è un’identità. V è qualsiasi cosa serva a far combaciare M, P e Q. Che poi V sia stabile o meno è una cosa empirica (il significato di V non è poi granchè evidente… dipende da tutto, dalla diffusione delle carte di credito, alle bolle speculative, al numero di persone pagate mensilmente o settimanalmente al numero di fusioni e separazioni tra aziende).

    Messa come identità non ha alcuna capacità esplicativa nè predittiva proprio perchè è un’identità. V è un catch-all che serve solo a far tornare i conti.

    Se mettiamo V=V(qualcosa) otteniamo una teoria empirica e qualche regolarità potenzialmente da interpretare forse si trova. Da questo punto di vista non è una teoria esatta, al massimo sarà una regolarità decentemente corroborata in certi periodi.

    Proprio perchè V è molto dipendente dal ciclo nel breve termine cancella tutto ciò che c’è di interessante da dire sul canale monetario. Tolte le considerazioni cicliche, se V è stazionaria o meno è una ocnsiderazione empirica che ci aiuta a prevedere che più o meno dM e dP saranno uguali.

    Sul piano puramente teorico c’è il problema di definire M, e anche di definire Q… se per Q si intende il prodotto finale (trascurando tutti i prodotti intermedi scambiati) allora la complessità della produzione viene nascosta dentro V; se per Q si intendono le transazioni, allora V ha più senso come vera e propria velocità di circolazione, cioè come numero di volte che la moneta passa in media di mano in un periodo.

    Garrison usa entrambe le definizioni la velocità di transazione (T) e la velocità di produzione (Q). Nel primo caso i passaggi monetari intermedi per produrre beni di consumo non influenzano V ma le transazioni che giocano il ruolo della produzione.

    In questo caso diciamo che invece del GDP c’è la contabilità “austriaca” che contiene anche le produzioni incomplete.

  5. Consiglio di tenere presente che la lettura di Garrison e’ utile per avvicinare chi ha studiato la macro mainstream ma non rappresenta il punto di riferimento della teoria austriaca.
    Il GDP secondo gli austriaci, se vi fossero i dati per calcolarlo, dovrebbe comprendere tutti gli stadi della struttura produttiva. Questo e’ molto chiaro in Shostack, dal quale deriva ed estende Huerta de Soto.
    Ma suggerirei di non mischiare tutti questi argomenti, non e’ necessario ai fini della critica all’equazione dello scambio. Vedere a tal proposito il prossimo post.

  6. […] che la mia affermazione circa il fatto che MV=PT e’ falsa (vedi commenti all’articolo “Il dibattito che conta oggi: inflazione o deflazione“) abbia sollevato qualche incomprensione. […]


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