Pubblicato da: Massimiliano Neri | 9 aprile 2008

L’equazione dello scambio non e’ accettabile

Sembra che la mia affermazione circa il fatto che MV=PT e’ falsa (vedi commenti all’articolo “Il dibattito che conta oggi: inflazione o deflazione“) abbia sollevato qualche incomprensione. Chiarisco.

Il problema non e’ la teoria quantitativa della moneta, ma la sua formulazione matematica nella forma di Equazione dello Scambio.

La teoria quantitativa ha base causale ed e’ accettata dalla parte ortodossa e maggioritaria della Scuola Austriaca (i quantitativisti). La parte minoritaria rappresenta l’avanguardia che cerca di sviluppare una teoria qualitativa della moneta, che mette addirittura in discussione la relazione cusale inflazione monteraria-> aumento generalizzato dei prezzi.

L’Equazione dello scambio e’ criticata da tutta la Scuola Austriaca, nella sua interezza. Una buona versione della critica austriaca standard alla PQ=MV la si puo’ trovare in Benjamin Anderson (The Value of Money), Rothbard (Man, Economy and State, Ch 11.13) e in Huerta de Soto (A Critique of the Mechanistic Monetarist Version of the Quantity Theory of Money, p.522).

Per un orientamento circa la teoria quantitativa della moneta intesa come legge di “tendenza”, rimando al mio paper The Exchange Rates determination in the teachings of the Austrian School of Economics, p. 5.

Rimando alla lettura menzionata per evitare di fare il maestrino. Aggiungo solo che Baggiani ha messo il dito proprio sul punto dolente. Se una teoria non ha fondamento “causale”, per gli austriaci non la si puo’ qualificare come tale. Sull’eventualita’ di fare una valutazione empirica della formula, invece, non mi esprimo perche non vi sarebbe nulla di austriaco nel ragionamento e usciremmo dallo scope dato a questo blog.

Per il resto, rimango disponibile ad un eventuale dibattito per ampliare la frontiera della teoria austriaca su questo soggetto.

Post scriptum: Ecco i chiarimenti richiesti in merito alla teoria qualitativa della moneta.

La Teoria qualitativa della moneta ha i suoi fondamenti in Benjamin Anderson (leggendo The value of Money se ne ha una idea precisa), Menger e Hayek. Non vi sono rappresentati del mainstream austriaco abbastanza coraggiosi da sottoscriverla, perche mette in discussione l’ortodossia misesiana.

I professori di riferimento contemporanei sono Melchior Palyi e Antal Fekete. Un gruppo di giovani esperti in teoria monetaria a Madrid (discepoli di Huerta de Soto, ma che non godono dell’approvazione del maestro) ne sta sviluppando le teorie per arrivare ad una formulazione austriaca. Il loro capostipite e’ Jose Ignacio del Castillo, scrivetemi se volete contattarlo privatamente.


Responses

  1. Ho riletto solo metà della parte di Rothbard e ci penserò quando finisco di leggerla (probabilmente stasera).

    Però sin da subito è forse utile vedere le cose in una prospettiva storica. Prima di Friedman non c’era Mises nei corsi e nelle pubblicazioni di economia: c’era Keynes.

    Per Keynes i prezzi sono costanti finchè c’è capacità inutilizzata, e la moneta non ha effetti nominali finchè c’è capacità inutilizzata.

    Riformulando la teoria quantitativa Friedman ha fatto un passo avanti rispetto a Keynes: ha spiegato che l’aumento dell’offerta di moneta tende a far crescere i prezzi.

    Visto sul piano teorico, si può dire che è ovvio, banale, meccanicistico, eccetera. Sul piano della storia della macroeconomia non bisogna però dimenticare che con Keynes l’economia è tornata al paleolitico, e con Friedman perlomeno è tornata al neolitico… la teoria quantitativa è come la ruota dei sumeri: non è uno pneumatico Michelin (una vera teoria monetaria come quella di Mises), ma è meglio di andare a piedi (Keynes).

  2. Il problema che ho visto qui non è che la teoria non comprenda tutto (e che cavolo, questo mi pare chiaro) ma è il definirla falsa, e continuare a dimenticare che ha un’ottica di lungo periodo.

    Se si sa leggere asetticamente MV=PQ si vedono descritte le dinamiche del ciclo di hayek (M cresce, i scende, V scende e con il boom indotto Q cresce, il che smorza la dinamica di P per un po’, finché il malinvestment non impedisce la crescita ulteriore di Q e il credit crunch non fa salire i e quindi V, con il risultato che ulteriori espansioni di M diventano solo P, anzi P a quel punto sale anche se M sta ferma). Friedman non era molto consapevole di questo, perché ha sottovalutato il fattore tempo, ma la sua costruzione si presta ad essere integrata (non come quella di keynes o di teorie basate sulla quantità di lavoro).

    poi certo, esistono problemi di definizione di M e Q, non secondari, oltre che di definizione di lungo o breve periodo (che ha sputtanato il lavoro dei Chicaco Boys per le supposizioni di stabilità di Q e V, false all’atto pratico per l’orizzonte di applicazione), ma tra il dire che occorre specificare meglio e dire che è falsa mi pare che ce ne corra.

    d’altra parte mises e rothbard dicono che l’offerta di moneta si distribuisce su vari mercati in modo imprevedibile e quindi l’effetto inflazionistico è disomogeneo e non descrivibile, il che ha un valore come affermazione ma non aiuta troppo in prima istanza per una schematizzazione concettuale delle politiche monetarie; il merito della formulina di friedman è ricordare che a parte la distribuzione esiste una massa di moneta MV che da qualche parte deve finire e ci finisce per intero, e che su questa agiscono diversi fattori raccolti in un catch-all che è tale per ammessa impossibilità di poter sapere tutto delle decisioni dei privati (cosa che dicono anche gli austri).

    Poi, fare una teoria completa nelle predizioni micro e macro con tutti i dettagli mica è roba da poco eh ci hanno provato i marxisti e guarda che casino…

  3. “La prima ha base causale ed e’ accettata da una parte della Scuola Austriaca (i quantitativisti, gli altri sottoscrivono la teoria qualitativa della moneta e quandi mettono in discussione anche il link inflazione monteraria-> aumento generalizzato dei prezzi).”

    Mi potete dare maggiori ragguagli, o dove posso trovarli, sulla teoria qualitativa della moneta e su chi sono gli esponenti della scuola austriaca che la seguono?
    rr

  4. La spiegazione che hai dato e’ causale; a questo punto mi domando se sia chiaro cosa si intende con questo termine. L’equazione e’ falsa appunto perche’, fra i vari problemi che ha, all’uguale va sostituito il “->”

  5. Ora non fare lo spiritoso, dai…

    La formula risente del tempo in cui è stata fatta (un po’ orientato al “positivismo” come direbbe Libertyfirst) e del fatto che doveva rappresentare la “riscoperta” di una uguaglianza contabile (e statica) M=kY (nella scuola di Cambirdge) che l’onda keynesiana aveva “superato”; nel mezzo poteva starci solo “=”.
    Quella è un’espressione sintetica di nessi causali che devono essere presenti in chi la legge.

    Per me è uno strumento interpretativo con i suoi limiti ma pure con potenzialità, e non dice niente in contrasto con gli austriaci: l’intero ammontare di moneta e credito si scarica sull’offerta esistente, e se questa non basta si scarica sui prezzi. Credo che uno dei compiti di chi ama lo studio dell’economia sia saper prendere vari strumenti e ottiche del passato e tirarne fuori il potenziale o correggerne le lacune. Friedman non ha creduto nel ciclo economico, e questo gli ha impedito di vedere i nessi causali di cui sopra (per forza, se non ammetti il ruolo del malinvestment Q resta lì inchiodato, ma d’altra parte nel “lungo periodo” il ciclo è ormai concluso per definizione).

  6. Non confondiamo il sarcasmo con la scienza.
    L’equazione e’ ancora utilizzata nel mainstream, nelle roccaforti del positivismo econometrico, ad esempio nella Chicago di oggi (che nulla ha a che vedere con Friedman), Yale, Columbia, Harvard, NYU, etc (andatevi a leggere i paper pubblicati dalla FED di Saint Louis). Essa rappresenta un esempio stereotipale di come l’espressione in forma matematica di una legge causale porti a derivare una molteplicita’ di conclusioni errate.
    La teoria quantitiva della moneta, invece, esiste dal sedicesimo secolo, e rappresenta una delle tracce portanti di un corso standard di storia dell’economia monetaria. Quello che articolate in forma causale quindi sta gia’ nei predecessori di Mises.
    Mi auguro che siate riusciti ad apprezzare la distinzione fra le due cose.


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