Pubblicato da: Massimiliano Neri | 12 luglio 2008

Speculationibus eruditum

I link e i commenti si moltiplicano nel dibattito sui beni e sui mali della speculazione. Ormai e’ un fiume in piena, un Vajont che non fermiamo piu’.

Carlo Zucchi, Prezzi alti: non è colpa degli speculatori

Libertyfirst, Ancora sulla speculazione e Non so più cosa linkare…

Quest’ultimo fra l’altro e’ ingaggiato con “Ne quid nimis”, in una discussione che mantiene un alto profilo diplomatico/intellettuale, ma che si potrebbe riassumere come un confronto stereotipale fra un economista austriaco e un liberista chicaghiano.

Ne quid nimis infatti, espone con grande chiarezza argomenti abbastanza condivisibili. Tuttavia, a mio avviso, incespica nella tipica esuberanza positivista radicata in Milton Friedman, caratteristica di coloro che sono convinti che con i dati si possa dimostrare tutto.

Si tratta di un conflitto epistemologico che ha lasciato molti cadaveri sul campo e dove sarebbe disonesto sostenere che gli austriaci hanno ragione in absolutus. Per lo meno sul piano del consenso, Chicago e’ passata sopra sopra a Mises, Hayek e compagnia con un cingolato.

Ma siccome l’economia e’ una scienza molto strana, che da’ ragione a lungo termine, l’approccio positivista di Friedman alla lunga ha portato allo stallo. Ha portato la scienza economica verso una deriva econometrista, dove le leggi teoriche dell’economia non hanno piu’ alcuna base “logica”. In poche parole, oggi il mainstream e’ composto da schiere di econometristi e di amanti della mantematica che pretendono dimostrare la veridicita’ delle loro affermazioni sulla base non di un’analisi fondata sulla logica, ma bensi’ su correlazioni statistiche.

La conclusione e’ che con correlazioni statistiche e modelli matematici sofisticati che NON riflettono la realta’, si puo’ sostenere tutto e il contrario di tutto.

Percio’, al bravo Ne quid nimis, consiglio di sfoderare grande spirito critico a due mani davanti a coloro che difendono i propri argomenti, SOLAMENTE sulla base “dei dati”. Al contrario, coloro che, come Libertyfirst, dimostrano con affermazioni logico-causali i loro argomenti, appariranno certamente ecclettici rispetto ai colleghi del maintream, ma propongono argomenti certamente piu’ complessi, con una base teorica molto piu’ radicata e solida.

Per quanto riguarda la metodologia seguita da Tremonti, e’ difficile individuarne una comune a tutte le sue grandi opere. In La Paura e la speranza sostiene le proprie tesi sulla base di una presentazione teatrale-apocalittica nostrana, che ben si distingue dalle cime intellettuali raggiunte da Friedman o Mises/Hayek.


Responses

  1. Grazie per il link!


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