Pubblicato da: Massimiliano Neri | 12 novembre 2008

Becker prende un granchio con la teoria austriaca

Nel suo ultimo post, il premio Nobel Gary Becker della Scuola di Chicago prende un granchio colossale argomentando nei confronti della teoria austriaca del ciclo economico. L’articolo e’ “Depressions Cause a lot More Pain than Benefits“.

La critica più ricorrente che normalmente viene rivolta agli economisti di Chicago e Keynesiani che provano a sparare due colpi pur che sia nei confronti della teoria austriaca e’ che gli austriaci non li hanno letti. E’ proprio cosi, sembra incredibile una tale approssimazione da parte di chi e’ stato insignito del titolo più alto per un economista. Tuttavia non e’ un caso, non e’ colpa unicamente di Becker, quanto più che altro della metodologia adottata dal mainstream della scienza economica.

Gli economisti moderni non leggono i classici dell’economia, gli studenti graduated non hanno alcun incentivo a studiarseli e sono premiati solo quando scrivono articoli di 20 pagine pieni zeppi di analisi quantitativa, che devono concentrare la quasi totalità della bibliografia su fonti moderne. Al massimo e’ ammesso citare un Keynes (1936), per cameratismo.

In questo contesto, passare le notti a leggersi Hayek e’ segno di eclettismo patologico, genera sospetto e isolamento, perciò non va menzionato. Ogni dottorando o ricercatore in economia, che non si sia avvicinato all’economia solo perché gli piace la matematica, sa bene cosa voglio dire.

Tornando all’articolo di Becker, la serie di imprecisioni riguardo alla teoria austriaca e’ plateale. Consiglio la lettura di tutto il thread, in particolare il commento di Gu Si Fang.


Responses

  1. Solo per aggiungere qualche dato dopo la mia esperienza di ricerca negli USA (prontamente abbandonata). La maggior parte dei ricercatori hanno degree in matematica, ingegneria o fisica. Chi ha solo un degree in economia non é neanche accettato per il PhD in economia. Questi studenti sono dei veri HArd Disks, velocissimi a memorizzare, incapaci di capire quello che fanno (specialmente gli asiatici con nessun senso critico, che arrivano con 2 o 3 masters).
    Piú volte ho contestato l’intero impianto di ricerca e la risposta é stata: “… noi vogliamo credere che sia vero, perché questo é il modo per ottenere la tenure…”
    Non ho nientaltro da aggiungere… ah si, ora vivo nel BEl PAese e mi dedico all’agricoltura…


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