Pubblicato da: Massimiliano Neri | 25 febbraio 2009

Fuga dal debito pubblico

Nella terra dei cachi il debito pubblico è oggetto di miti e banalizzazioni. In questo breve articolo ci proponiamo di analizzare le dimensioni del debito pubblico italiano e il suo costo per il contribuente, le origini del debito, la sua sostenibilità e in che modo questo è condizionato dalla crisi attuale.

Nel 2008 il debito pubblico italiano ha toccato quota 1,658 miliardi di Euro, pari a 103,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL). L’Italia si batte con l’Egitto per la sesta posizione per il più alto rapporto debito / PIL e fra le 50 economie più avanzate è seconda solo al Giappone, che vanta un rapporto debito / PIL del 177%.

Il debito pubblico ha un costo per ognuno di noi. Come sul proprio mutuo una famiglia paga ogni anno una quota d’interessi, anche lo Stato italiano paga salati interessi sul debito pubblico. La spesa per gli interessi sul debito italiano ammonta al 5% del PIL, cioe’ 77 Miliardi di Euro all’anno, pari a 1891 Euro l’anno per ognuno dei contribuenti.

L’ esplosione del debito pubblico italiano ha origine nel periodo che va dalla fine degli anni sessanta ai primi anni novanta. In quegli anni la spesa pubblica cresceva ad un ritmo del 6% all’anno e veniva compensata tramite l’inflazione prodotta dalla Banca d’Italia che, stampando nuove lire, svalutava il debito pubblico e i risparmi privati. Con l’adesione dell’Italia al Sistema Monetario Europeo (1979), terminò la libertà della Banca d’Italia di finanziare il cronico deficit pubblico e cominciò l’inesorabile crescita del debito pubblico italiano, che passò dal 57,7% di debito/PIL del 1980 al 124% del 1994.

L’economista Murray Rothbard ha spiegato che il debito pubblico grava doppiamente sulla società. Primo perchè ritira risparmi dal settore privato per girarli all’inefficiente settore publico; secondo, perchè il debito sarà ripagato tassando i futuri contribuenti. Sempre secondo Rothbard, il debito pubblico può essere ridotto solo in due maniere. La prima è inflazionare, opzione non disponibile all’Italia per via dall’adesione all’Euro. La seconda passa per l’aumento delle tasse, una via che potrebbero seguire il Giappone o gli Stati Uniti, che godono di una bassa pressione fiscale, ma che di certo non potrebbe percorrere l’Italia, gravata da una pressione fiscale pari al 43.3% del PIL.

Questo getta ombre sulla sostenibilità del debito pubblico italiano. Ma non è tutto. La quota maggioritaria del debito giapponese è di proprietà dalle famiglie, mentre la metà del nostro debito è di proprietà di investitori stranieri. Ciò significa che nei momenti di crisi il debito pubblico italiano risulta altamente vulnerabile al giudizio dei mercati internazionali.

La crisi finanziaria ha elevato il grado di incertezza per gli stati sovrani che vendono titoli di stato per coprire il debito pubblico in scadenza. In Europa i debiti pubblici sono valutati rispetto a quello tedesco, tradizionalmente il più sostenibile e quindi più affidabile. Dall’inizio della crisi i tassi che sono disposti a pagare gli investitoti per i titoli italiani sono cresciuti rispetto a quelli dei titoli tedeschi (spread Bund-Btp), un segnale che il nostro debito è visto comparativamente con maggiore scietticismo. Che succede se i tassi aumentano fino al punto che lo Stato italiano non è più in grado di pagare i titoli in scadenza? Si verifica la bancarotta o “default”. La Spagna dichiarò bancarotta per 16 volte fra metà ottocento e il novecento e l’Argentina dichiarò l’insolvenza dei propri titoli obbligazionari nel dicembre 2001.

Cosa dovrebbe fare il risparmiatore italiano? Non è retorica consigliare di stare lontani da BOT e CCT, perchè sia eticamente che economicamente, il luogo migliore dove riporre i propri risparmi non è in mezzo ai cachi.

(articolo apparso su Liberamente di Gennaio-Febbraio 2009)


Responses

  1. Solo una piccola aggiunta.

    Circa il 60% del Debito Pubblico è legato a spese/debiti/interessi per il sistema PREVIDENZIALE e la SANITA’.

    Se fossimo un’azienda ci sarebbero pochi dubbi per il CEO su dove intervenire….

  2. bravissimo, condivido al 100%.
    inoltre dare soldi allo stato (finzione giuridica) è immorale, poiche egli, la bestia liberticida, carica di debiti coercitivamente i giovani, i bambini e chi deve ancora nascere per comprare voti oggi in cambio di soldi non suoi, ma rubati ai suddetti soggetti.

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  4. Mi scusi, che intende dire con la frase “mentre la metà del nostro debito è di proprietà di investitori stranieri” e con “Dall’inizio della crisi i tassi che sono disposti a pagare gli investitoti per i titoli italiani sono cresciuti rispetto a quelli dei titoli tedeschi (spread Bund-Btp), un segnale che il nostro debito è visto comparativamente con maggiore scetticismo”?

    Può spiegarmelo con più semplicità?
    La ringrazio
    Franco M.


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